MARMORA

Ricerca, tutela e valorizzazione delle opere in marmi policromi in Puglia

 

L’identificazione e gli studi sulla provenienza dei marmi antichi rappresentano un campo di ricerca che ha ricevuto numerosi consensi negli ultimi decenni da parte di studiosi e ricercatori internazionali al fine di ricostruire i rapporti socio-culturali ed economici delle province romane e delle principali città medievali d’Europa.

In Italia, famose sono ad esempio le pavimentazioni marmoree in opus sectile delle basiliche romane, il ciborio del duomo di Palermo, o le colonne della facciata esterna della basilica di S. Marco a Venezia, o i suoi mosaici, gli amboni del duomo di Siena o della cattedrale di Salerno.

Anche la Puglia conserva esempi di impiego e reimpiego (riutilizzo di spolia antiche per esigenze funzionali o motivi simbolici) di marmi bianchi e policromi nelle pavimentazioni e negli arredi di cattedrali e chiese. Meravigliose  sono le colonne della cripta della basilica barese di S. Nicola, o il rosone pavimentale della vicina cattedrale di S. Sabino, o le colonne della cattedrale di Canosa di Puglia; in marmi antichi sono anche le colonne della chiesa di S. Giovanni al Sepolcro a Brindisi; notevole è l’uso dei marmi policromi negli altari barocchi di Altamura, Monopoli, Canosa, Gravina di Puglia e di molti altri centri della regione.

Il progetto MARMORA si focalizza sulla ricognizione e sull’identificazione e provenienza di marmi policromi di età imperiale romana, riutilizzati in Puglia come materiale di reimpiego in pavimentazioni, colonne, altari e arredi, e di pietre ornamentali impiegate in epoche successive come materiale di sostituzione e imitazione.

L’idea progettuale nasce con l’audace ambizione di inserirsi all’interno di un ampio progetto internazionale di studio sui marmi antichi che ha coinvolto numerose istituzioni, università e centri di ricerca.

Gli obiettivi principali del progetto riguardano sia il piano conoscitivo e di ricerca nell’ambito delle tematiche proposte, sia quello socio-culturale di promozione e valorizzazione del territorio. Essi sono di seguito elencati:

  1. Contribuire alle ricerche internazionali attuali sull’uso in epoca imperiale, sul reimpiego, a partire dal Medioevo, dei marmi policromi provenienti dalle cave del Mediterraneo e d’Europa.
  2. Scoprire e studiare in via inedita i più significativi siti contenitori di marmi antichi della regione.
  3. Ricostruire i rapporti socio-culturali ed economici tra città della regione e delle stesse con i più influenti centri d’Europa, al fine di approfondire la storia dell’uomo.
  4. Valorizzare i siti di interesse storico artistici della regione, inserirli in percorsi tematici culturali e turistici al fine di promuovere e divulgare i territori coinvolti.
  5. Rendere fruibile a tutta la comunità regionale i risultati raccolti attraverso supporti cartacei e multimediali ricchi di immagini e contenuti interattivi.

Negli ultimi mesi, un team di studenti della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio del Politecnico di Bari (composto dagli architetti Mariagrazia Cinelli, Angelo Moccia, Germano Germanò, Alessandro Laera, Azzurra Acciani, Maria Antonietta Catella e dalle dott.sse Roberta Buongiorno e Silvia Calò), guidato dalla dott.ssa Giovanna Fioretti, presidente di Puglia mia e loro docente di Petrografia, ha acceso i riflettori su alcuni siti della città di Bari. Il primi risultati sono stati presentati al convegno internazionale YOCOCU2018 – Dialogue in Cultural Heritage, tenutosi a Matera dal 23 al 25 maggio scorso.